
“I cittadini del mondo non possono relazionarsi bene alla complessità del mondo che li circonda soltanto grazie alla logica e al sapere fattuale. La terza competenza del cittadino, strettamente correlata alle prime due, è ciò che chiamiamo immaginazione narrativa. Vale a dire la capacità di pensarsi nei panni di un'altra persona, di essere un lettore intelligente della sua storia, di comprenderne le emozioni, le aspettative, i desideri”.
Martha C. Nussbaum
È proprio giusto cercare di appianare la diversità a tutti costi?
Il principio di uguaglianza fa si che a tutti venga data la stessa possibilità senza però tener presente le differenze di ciascuno. Non sarebbe più giusto, invece, sostenere un principio di equità secondo il quale a tutti viene dato un aiuto in base alla propria identità, ai propri bisogni?
La molteplicità dei linguaggi e delle esperienze dell’arte può allenarci ad incontrare la diversità, a cambiare punto di vista, riconoscendo nell’altro ciò che lo rende unico. L’arte, soprattutto quella contemporanea, essendo un linguaggio culturale che cambia continuamente paradigma, ci costringe ad uscire dalla nostra zona di comfort, dal nostro limite. E l’accessibilità non è forse il superamento di una barriera, di una difficoltà, di un pensiero univoco?
Prendi tempo per guardare senza giudicare, per notare ciò che la fretta o il pregiudizio non ti fanno vedere, prova a metterti nei panni dell’altro, a fare un passo alla volta, anche verso quel cactus un po’ spinoso che, come nell’albo di Simona Ciraolo, sembra respingerti ma che invece ha tanto desiderio di essere abbracciato.