
Abitare: dal latino “avere in modo continuativo”, attribuire ad un luogo una dimensione affettiva e dunque farlo proprio. Così come ci appropriamo dello spazio di una casa, personalizzandola, accumulando ricordi, o di una strada - pensiamo alle social street - allo stesso modo possiamo iniziare a vivere il museo assiduamente, avvertendolo di volta in volta più famigliare, sentendoci sempre più a nostro agio, come fossimo a casa.
Il modo di abitare il museo sta decisamente cambiando, e forse lo hai percepito anche tu, già in altre occasioni, come più accogliente e inclusivo; un luogo piacevole in cui darsi appuntamento, pranzare, studiare e, perché no, passeggiare. In quest’ottica possiamo certamente affermare che il MAXXI, con la sua permeabilità, raccoglie perfettamente questa nuova esigenza offrendo uno spazio democratico e polifonico sicuramente in dialogo tra passato, presente e futuro.
Dopo l’esperienza del lockdown imposto dall’emergenza sanitaria per il Covid -19, il nostro modo di percepire e abitare lo spazio, sia pubblico che privato, è sicuramente cambiato; nei mesi di confinamento abbiamo dovuto ripensare e riorganizzare la nostra casa per adattarla a nuove esigenze mentre l’esterno, il quartiere, la città, erano diventati improvvisamente mete esotiche e lontane. La finestra di casa, per molto tempo, è stata il nostro punto di osservazione sul mondo, ma in quegli spazi “proibiti” abbiamo comunque continuato a viaggiare con la memoria, in particolare quella emotiva.