Tre capolavori del MAXXI

 

Sol Lewitt, "Wall drawing #1153 RIPLES". L’artista americano realizza il suo primo wall drawing nel 1968. L’anno successivo si trova a Roma e sente parlare di una mostra eccezionale appena conclusasi, quella di Jannis Kounellis alla Galleria L’Attico, dove l’artista greco presentò 12 cavalli vivi in uno spazio vuoto. Colpito dall’eco di questa mostra, e da tutta l’arte italiana, Lewitt continuò instancabilmente a concepire grandi disegni a muro che venivano realizzati dai suoi assistenti. 
 

Katharina Grosse, "Ingres wood Seven", 2018. Una grande pittura scultorea abita il centro dello spazio espositivo del MAXXI dedicato alla Collezione permanente e alle recenti acquisizione. Supporto e scultura si fondono in un’opera realizzata per la personale dell’artista all’Accademia di Francia Villa Medici a Roma. L’artista ha voluto utilizzare i resti di uno dei pini fatti piantare dal pittore Ingres ai tempi della sua direzione della Villa Medici. 
 

Gregorio Botta, "Orbite", 2017. Questo lavoro entra in relazione con le altre opere allestite nella  sala dedicata alla Collezione del museo che vuole in parte sottolineare l’importanza della fruizione e della partecipazione del pubblico come parte integrante di un lavoro. "Orbite", con il suo movimento e con il suono generato dalle campane tibetane, sollecita il pubblico a riflettere sul flusso del tempo, sull’imprevedibilità degli accadimenti e, infine, lo induce a una condizione contemplativa dell’opera.